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giovedì 20 marzo 2014

ATTENDENDO LE NOVITA' ... parole, parole, parole ...

Di innovativo, per ora, il neo Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha sviscerato solo la parlantina spigliata tipica toscana. Il rischio, però, è che al di là delle chiacchiere non vi sia molto di più.  
A 23 giorni dal suo insediamento il Governo ha già conseguito il suo primo record negativo: dopo sette giorni dall'approvazione in Consiglio dei Ministri del più volte annunciato e anticipato decreto legge sul Lavoro il testo non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, dunque non esiste! E dire che la funzione del decreto legge, che giustifica la temporanea sostituzione del Governo al Parlamento a cui spetta il potere legislativo, è proprio l'urgenza e indifferibilità dell'intervento normativo. 
Anche gli altri due elementi di valutazione non sono dei più lusinghieri e richiamano i vizi della vecchia politica. 
Il primo le bugie - vedi articolo precedente - relativamente alla dichiarata volontà di far proseguire il Governo Letta e di non essere interessato al Governo senza il voto popolare; situazioni entrambe smentite clamorosamente dai fatti. 
Il secondo aspetto è l'ospitata continuata presso amici facoltosi e ben inseriti nel sottobosco politico affaristico, nota è la storia dell'alloggio di Firenze goduto lungamente a sbafo per generosità di un suo amico-collaboratore.
Aspettando la Gazzetta Ufficiale, auspichiamo maggiore concretezza; il tempo delle parole è terminato e gli italiani hanno bisogno di azioni di governo concrete in grado di incidere sul rilancio dell'economia.

lunedì 17 febbraio 2014

DA UN GOVERNO ABUSIVO ALL'ALTRO ...

Enrico Letta, probabilmente verrà ricordato per essere stato una brava persona, qualità che sebbene rara nella fauna politica non è - soprattutto in questi tempi di profonda crisi economica - sufficiente per poter ambire alla guida di una nazione. I quasi dieci mesi del suo governo sono stati caratterizzati da bei proclami, ma nessuno dei tanti nodi economici e politici è stato sciolto. La compagine ministeriale per una buona metà non era sicuramente all'altezza dei compiti assegnati e le verifiche di maggioranza sono state l'attività di governo più assorbente insieme ai già ricordati proclami.

Il Governo Letta, nato sulle "larghe intese" trovate fuori dal Parlamento nelle segreterie politiche del PD di Bersani e del PdL di Berlusconi, ora muore per volere politico del PD e del suo nuovo segretario Matteo Renzi. Ma non era proprio quest'ultimo che nelle scorse settimane rassicurava sulla tenuta del governo Letta e scriveva sui social network "#enricostaisereno"? Oggi Letta cade per mano del suo stesso partito, il PD, e come suo successore si manifesta il Sindaco di Firenze, nonché novello segretario del PD. Ma non era sempre Renzi a sostenere pubblicamente che non avrebbe mai accettato un incarico per Palazzo Chigi senza passare dal consenso elettorale? Un bugiardo dunque a capo del prossimo Governo? Cominciamo così dalla fine; sulle bugie, infatti, di solito cadono i Governi, questo invece, ci nasce!  

Se queste sono le premesse del prossimo governo a guida segretario del PD, difficilmente ci si potrà aspettare di meglio rispetto ai predecessori. In 27 mesi siamo al terzo Governo consecutivo, dopo Monti e Letta, nato in assenza di un consenso elettorale. Rispetto ai due precedenti viene però meno, stante la fine dell'esperienza Letta, il tabù della stabilità che tanto aiutò - a nostre spese - i precedenti governi a navigare. 

Verrebbe da ridere e da dire passerà anche lui. Purtroppo non è più possibile ridere visto il disastro in cui versa l'Italia dopo oltre due anni di governi slegati dal consenso politico e dunque deresponsabilizzati. La democrazia è morta e sepolta e il Popolo inizia ad essere affamato ... ogni rivoluzione è iniziata così!

sabato 25 maggio 2013

GOVERNO TENTENNA: alLetta solo i partiti

Il Governo Letta, nato sull'onda dell'emergenza istituzionale e delle larghe intese per dare risposte concrete ed immediate, sta assimilandosi sempre più ai tradizionali governi nazionali della cosiddetta prima Repubblica. 
Pasticci normativi, indecisioni e rinvi a date remote ne sono i tratti caratterizzanti. 
Dopo le tante aspettative per la sua abolizione la vicenda IMU si è risolta in una grande confusione sfociata in una sospensione - classica non scelta all'italiana - tardiva e limitata solo alla prima casa, senza affrontare il nodo dei rincari di aliquota introdotti con tale tassazione sugli immobili in generale. La scelta governativa ha creato ulteriore burocrazia, poiché i contribuenti che utilizzano il modello 730 per dichiarare i propri redditi dovranno rifare la dichiarazione fiscale e in alcuni casi avviare complicate procedure di compensazione.
Anche sul fronte delle scelte etiche indifferibili, ossia abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, il Governo letta esprime tutta la sua inadeguatezza. E' di queste ore l'annuncio di un provvedimento normativo che eliminerà solo dal 2016 l'erogazione di denaro pubblico. Peccato che quando si tratta di aumentare le tasse o tagliare l'età pensionabile le scelte siano sempre con efficacia immediata se non addirittura retroattiva. Ma la tempistica è ancora più vergognosa se si pensa che nel 1993 - vent'anni fa! - gli italiani avevano abrogato il finanziamento pubblico ai partiti, i quali l'avevano poi reintrodotto con il distinguo esclusivamente lessicale di rimborso elettorale: un euro per ogni voto, per ogni anno di legislatura.
Dalla fallimentare seconda  Repubblica del bipolarismo - più da sindrome patologica che da schieramento politico - siamo retrocessi nel peggior pantano della prima Repubblica post boom economico, il Governo del tiriamo a campare, che alletta solo i partiti!

domenica 28 aprile 2013

GOVERNO Sì, MA POI?

A cinque mesi dalla sfiducia al Governo Monti e a due mesi dalle elezioni l'Italia sta per provare il secondo governo della sua storia repubblicana guidato da esponente della sinistra "doc". Il primo fu quello di D'Alema, nei suoi due incarichi consecutivi che restò in carica 18 mesi, sostenuto da una maggioranza politica di centrosinistra, così come quelli guidati dall'ex democristiano Prodi. Ora, invece, si tenta la via tedesca della "Grosse Koalition", tutti appassionatamente insieme sull'onda della gravità della situazione internazionale ed italiana.
Dopo il governo tecnico Monti, sostenuto dalla sinistra e dalla destra con l'obiettivo di superare la bufera finanziaria, ora si assiste ad un governo che il neo Presidente  del Consiglio - Enrico Letta - definisce politico e di lunga durata, con il convinto appoggio del PdL, che schiera tra i Ministri, oltre al suo Segretario Alfano, uomini di primo piano. Meno entusiastico pare, a giudicare dai nomi coinvolti, l'appoggio del P.D. che deve ancora metabolizzare i fallimenti della gestione Bersani, culminata con le dimissioni dello stesso.
Il quadro non convince, poiché se il termine politico ha un senso di scelte non può esserlo un governo che rappresenta visioni e soluzioni totalmente differenti e contrastanti, salvo pensare che Grillo abbia ragione quando attacca il sistema dei partiti affermando che sono tutti uguali e d'accordo a mantenere il loro potere di casta.
Potrebbe essere questo un governo politico solo se fosse nato dall'accordo di traghettare fuori dall'emergenza istituzionale l'Italia, cambiando quelle regole necessarie a sbloccare la nostra democrazia. I concetti sono noti e già espressi su queste pagine (v. IL CORAGGIO DELLA RESPONSABILITA'), ma giova sinteticamente ribadirli: riduzione dei parlamentari, taglio dei costi della politica, riforma sistema elettorale - con preferenza unica - abolizione di finanziamenti e/o rimborsi pubblici ai partiti - su questi due ultimi punti si era già espresso in tal senso il popolo con due referendum- abolizione delle Province.

In questa situazione di assenza di una maggioranza politica, il Governo, anziché fondarsi sul manuale Cencelli dei nomi dei Ministri,  avrebbe dovuto fondarsi su un accordo - questo sì politico - di condivisione di un percorso ben delimitato di riforme istituzionali-costituzionali e di alcuni urgenti interventi di politica economica. Poi, una volta riscritte le regole del gioco democratico, rimettere il giudizio al Popolo sovrano con nuove elezioni.
Una soluzione siffatta - da praticare con un Presidente del Consiglio prestigioso, ma non uomo di partito di primo piano - avrebbe potuto decollare, già l'indomani del voto con il coinvolgimento anche del M5S, il quale tirandosi indietro avrebbe evidenziato tutta la sua irresponsabilità. Si sarebbero, così, guadagnati due mesi e si sarebbe potuto ringraziare e congedare l'ottuagenario (88 anni!) Presidente Napolitano, senza obbligarlo a fare il salvatore della Patria con un insostenibile secondo mandato dovuto alla negligenza e all'irresponsabilità dimostrata dai maggiorenti dei partiti.
Insomma, il Governo Letta è una soluzione non da terza Repubblica, bensì degna della prima, ove i tempi della politica risultavano lunghi e incompatibili con le esigenze ed emergenze della nazione, ma estremamente utili ai giochini di palazzo. In quegli anni poi l'opinione pubblica veniva emotivamente distratta dalle stragi e dal terrorismo dilagante - così da lasciare alla politica politicante tutto il tempo per le sue estenuanti trattative lottizzatrici. L'esordio di Enrico Letta non è dei più felici e gli spari innazi a Palazzo Chigi non sono sicuramente ben augurali.  
Siamo alla solita soluzione all'italiana, tardiva, pasticciata e dagli esiti incerti. Il programma verrà definito nelle sue linee generali nelle prossime ore, mentre le soluzioni concrete ai temi di programma individuato saranno oggetto di successivi incontri.
La sensazione e che di politico nella soluzione Letta ci sia solo l'accordo tra i partiti a tirare a campare e che sui temi si assisterà a inconcludenti confronti-scontri, l'esatto opposto di quanto aveva bisogno l'Italia!

giovedì 25 aprile 2013

P.D. ossia Pigliattutto Dovunque

La sinistra con un terzo del consenso occupa tutte le cariche istituzionali: Presidente della Repubblica, Presidenti di Camera e Senato, Presidente del Consiglio incaricato. E' il solito senso della democrazia e del pluralismo ereditato dalle loro origini comuniste, ove per governare  non è necessario essere maggioranza, ma è sufficiente occupare - non importa come - le leve del potere a prescindere da ogni altra considerazione. In questa ottica chi si oppone è nemico della loro concezione deviata di democrazia. 
L'attuale situazione di stallo politico - tre blocchi politici sostanzialmente equivalenti dal punto di vista numerico -  avrebbe consigliato di dare l'incarico a formare il governo a un uomo di area e non ad uno schierato come Enrico Letta. A due mesi dal voto nè M5S, nè PD hanno dimostrato senso di responsabilità e dello Stato. Nessuna di queste forze ha accettato la proposta del centrodestra di un governo a termine di larghe intese finalizzato a riforme istituzionali e costituzionali (riduzione numero parlamentari, soppressione di ogni finanziamento ai partiti, eliminazione delle Province, modifica della legge elettorale). Si è perso tempo prezioso, accrescendo la situazione di crisi  socio-economica, si è persa la grande occasione di portare a reale compimento le riforme, che a parole tutti teorizzano.