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lunedì 17 febbraio 2014

DA UN GOVERNO ABUSIVO ALL'ALTRO ...

Enrico Letta, probabilmente verrà ricordato per essere stato una brava persona, qualità che sebbene rara nella fauna politica non è - soprattutto in questi tempi di profonda crisi economica - sufficiente per poter ambire alla guida di una nazione. I quasi dieci mesi del suo governo sono stati caratterizzati da bei proclami, ma nessuno dei tanti nodi economici e politici è stato sciolto. La compagine ministeriale per una buona metà non era sicuramente all'altezza dei compiti assegnati e le verifiche di maggioranza sono state l'attività di governo più assorbente insieme ai già ricordati proclami.

Il Governo Letta, nato sulle "larghe intese" trovate fuori dal Parlamento nelle segreterie politiche del PD di Bersani e del PdL di Berlusconi, ora muore per volere politico del PD e del suo nuovo segretario Matteo Renzi. Ma non era proprio quest'ultimo che nelle scorse settimane rassicurava sulla tenuta del governo Letta e scriveva sui social network "#enricostaisereno"? Oggi Letta cade per mano del suo stesso partito, il PD, e come suo successore si manifesta il Sindaco di Firenze, nonché novello segretario del PD. Ma non era sempre Renzi a sostenere pubblicamente che non avrebbe mai accettato un incarico per Palazzo Chigi senza passare dal consenso elettorale? Un bugiardo dunque a capo del prossimo Governo? Cominciamo così dalla fine; sulle bugie, infatti, di solito cadono i Governi, questo invece, ci nasce!  

Se queste sono le premesse del prossimo governo a guida segretario del PD, difficilmente ci si potrà aspettare di meglio rispetto ai predecessori. In 27 mesi siamo al terzo Governo consecutivo, dopo Monti e Letta, nato in assenza di un consenso elettorale. Rispetto ai due precedenti viene però meno, stante la fine dell'esperienza Letta, il tabù della stabilità che tanto aiutò - a nostre spese - i precedenti governi a navigare. 

Verrebbe da ridere e da dire passerà anche lui. Purtroppo non è più possibile ridere visto il disastro in cui versa l'Italia dopo oltre due anni di governi slegati dal consenso politico e dunque deresponsabilizzati. La democrazia è morta e sepolta e il Popolo inizia ad essere affamato ... ogni rivoluzione è iniziata così!

sabato 30 novembre 2013

MORTE DELLA DEMOCRAZIA

Governo del Popolo, è la traduzione letterale dal greco dell'usuale termine "democrazia".
Questo dovrebbe essere la politica in una nazione moderna e non autoritaria. In Italia era da tempo che si intuiva come le Istituzioni fossero sempre più scollegate dal Popolo e dunque sempre meno rappresentative della società. E' la cosiddetta "Casta", moderna trasformazione del feudalesimo medioevale. Vi è un potere piramidale vessatorio - chiamato impropriamente federalismo fiscale - che ora sta inaridendo l'economia nazionale e impoverendo le famiglie; unici a ingrassare - anche fisicamente, nelle istituzione vi è un'elevata percentuale di pance! - sono i componenti della Casta, dal Parlamento, passando per i consigli regionali, giù sino ai Comuni.
Le "larghe intese", ossia l'innaturale alleanza di destra e sinistra - o di quello che ne rimane di queste due grandi categorie del pensiero -  nate sull'emergenza economica con  il Governo Monti e sopravvissute dopo le elezioni della scorsa primavera, sono la negazione delle idee, dei progetti e dell'azione di governo. Sono il compromesso per il mantenimento fine a se stesso di un potere fatto di  lottizzazione e di innumerevoli privilegi a partire da quelli personali (retribuzioni, pensioni con parametri ben al di sopra della media e inimmaginabili per i cittadini), sino a quelli del proprio clan di appartenenza (vedi nel caso Ligresti il peso dell'amicizia con un Ministro); dei benefit per i servizi a prezzi poco più che simbolici all'interno dei palazzi (ristoranti, parrucchieri, telefonia, spese postali,ecc.); delle tariffe agevolate o gratuite su voli, autostrade, trasporti aerei o ferroviari.
Il Popolo è ormai stremato dalle continue vessazioni, che portano via ogni liquidità residua alle aziende, impedendo loro assunzioni, investimenti e competitività. Tutto è giustificato in nome della necessità di ridurre il debito pubblico. Ma chi li ha fatti i debiti? Non certamente le famiglie o le categorie produttive bersaglio ormai da troppo tempo di continue vessazioni fiscali predatorie da parte delle istituzioni. I responsabili di questo malgoverno sono gli stessi che impongono sempre più tasse; loro o i loro sponsor di cui gli stessi tempo addietro erano gregari o portaborse.
Il Governo Letta nasce con l'appoggio di una coalizione sinistra-destra e ora dopo il passaggio all'opposizione della componente di destra, il Presidente del Consiglio in carica non sente il dovere morale di verificare se ha ancora la fiducia delle Camere. E' stato il Presidente della Repubblica a ricordargliene l'opportunità, almeno per salvare l'apparenza della democrazia. Nel suo delirio di "salvatore della Patria" Letta subordina la verifica parlamentare ad un fatto interno del suo partito, ossia le elezioni primarie del PD. Oggi, purtroppo, l'Italia è nelle mani di una sinistra incapace e burocrate che dopo aver occupato lo Stato in tutte le sue articolazioni, dalla scuola alla magistratura, sta attuando una politica economica disastrosa.
Dati studio UIL - Grafica tratta da www.signoraggio.it
E la "Casta" appare ancora più evidente dal faccione pasciuto di Angelino, il quale serafico occupa insieme agli altri transfughi del centrodestra i posti in un Governo, ove non rappresentano null'altro più che se stessi. L'industria della politica politicante che nulla produce se non il proprio tornaconto e l'incremento del debito pubblico, che si pretende poi risanare con il sacrificio di lavoratori e imprese, occupa ormai più di un milione di persone, 1.128.722 secondo un recente studio della UIL.

venerdì 11 ottobre 2013

GIUSTIZIA IN SALDO TRA AMNISTIA E INDULTO

Aministia o indulto: è questo il deprecabile modo di risolvere ciclicamente e temporaneamente i problemi della giustizia in Italia.
I cittadini perbene si domandano sempre più spesso chi rappresenti e soprattutto chi difenda uno Stato siffatto, che non garantisce servizi pubblici efficienti, che soffoca il ceto produttivo con una tassazione esagerata e che non tutela neppure la sicurezza dei cittadini.
Il "Gover-No" Letta forte dell'invito quirinalizio di Napolitano sembra ormai aver imboccato con entusiasmo risolutore la strada dell'ennesimo colpo di spugna nei confronti di quella che è impropriamente chiamata microcriminalità (furti, borseggi, vandalismo, spaccio di droga, ecc.); è questa, invece, la delinquenza che nella realtà quotidiana incide negativamente sulla qualità della vita degli italiani.
Di riforme strutturali della giustizia si continuerà a parlare vacuamente sino al prossimo colpo di spugna. 
Eppure il periodo di crisi economica e il degrado delle nostre aree urbane suggerirebbero di rilanciare misure alternative alla detenzione con una profonda revisione dei Lavori di Pubblica Utilità sul modello americano o nord europeo. Ogni amministrazione pubblica dovrebbe avere uffici strutturati per reclutare tali lavoratori a costo zero. Oggi, purtroppo, i LPU  per le modalità con cui vengono gestiti sono occasioni sprecate sia per la comunità sia per il tentativo di infliggere una pena alternativa significativa e non proforma.
In coda a questo scenario non può non suscitare ulteriore indignazione - per lo stravolgimento continuo che la politica fa del concetto di giustizia - la dichiarazione pubblica rilasciata dal Ministro di Grazia e Giustizia, il quale ha rassicurato (?) che "amnistia o indulto non si applicheranno a Berlusconi". Strano modo di gestione ad personam della giustizia, in netto contrasto ai principi del diritto, riassunti dal motto che campeggia in tutte le aule dei Tribunale d'Italia "La legge è uguale per tutti"!

giovedì 25 aprile 2013

P.D. ossia Pigliattutto Dovunque

La sinistra con un terzo del consenso occupa tutte le cariche istituzionali: Presidente della Repubblica, Presidenti di Camera e Senato, Presidente del Consiglio incaricato. E' il solito senso della democrazia e del pluralismo ereditato dalle loro origini comuniste, ove per governare  non è necessario essere maggioranza, ma è sufficiente occupare - non importa come - le leve del potere a prescindere da ogni altra considerazione. In questa ottica chi si oppone è nemico della loro concezione deviata di democrazia. 
L'attuale situazione di stallo politico - tre blocchi politici sostanzialmente equivalenti dal punto di vista numerico -  avrebbe consigliato di dare l'incarico a formare il governo a un uomo di area e non ad uno schierato come Enrico Letta. A due mesi dal voto nè M5S, nè PD hanno dimostrato senso di responsabilità e dello Stato. Nessuna di queste forze ha accettato la proposta del centrodestra di un governo a termine di larghe intese finalizzato a riforme istituzionali e costituzionali (riduzione numero parlamentari, soppressione di ogni finanziamento ai partiti, eliminazione delle Province, modifica della legge elettorale). Si è perso tempo prezioso, accrescendo la situazione di crisi  socio-economica, si è persa la grande occasione di portare a reale compimento le riforme, che a parole tutti teorizzano.

lunedì 8 aprile 2013

LeALI ai valori liberali del centrodestra




In Valle d’Aosta la Politica, da avanguardia di Democrazia e culla nobile dell’Autonomia, ove si aveva il confronto di idee e di proposte, è degenerata e degradata a dannosa commistione d’interessi pubblici e affari personali e trasversali ai partiti e agli stessi schieramenti politici.

Oggi nella nostra Regione è necessario ritrovare una dimensione etica che rimetta l’interesse pubblico al centro dell’azione di governo, al fine di tutelare la libertà e i diritti individuali di ogni cittadino.

In Valle d'Aosta l'area liberaldemocratica, in seguito al tradimento dei valori e principi liberali operato dalla dirigenza valdostana PdL, è rimasta orfana di un progetto politico coerente.

L'imminente appuntamento elettorale del 26 maggio per il rinnovo del Consiglio Regionale ha indotto i sostenitori di tali valori a formulare una proposta politica di alternativa al sistema clientelare e fallimentare delle forze cosiddette autonomiste, colmando il vuoto lasciato dall'abbandono di campo del PdL.

La costituzione della lista < LeALI > vuol essere per l'elettorato di centrodestra un punto di riferimento certo, fondato sulla lealtà politica e, dunque, sull'indisponibilità ad ammiccamenti e a ballottaggi elettorali filo-unionisti come, invece, già dichiarato dal PdL regionale.




domenica 31 marzo 2013

DEMOCRAZIA BLOCCATA E GOLPE BIANCO


Il nuovo Parlamento, uscito dalle urne del 25 febbraio scorso, è un aborto politico. L'impossibilità di creare una maggioranza politicamente omogenea e coerente può giustificarne la sopravvivenza solo per riformare - con un gesto di responsabilità - se stesso e le regole del "gioco politico".  La volontà di fare le riforme - sistema elettorale, riduzione parlamentari, taglio costi politica, ecc. - a parole da tutti  auspicate non pare essere nei fatti interesse comune in tutte le forze politiche. Il più lungimirante è ancora una volta Berlusconi, l'unico disponibile a larghe intese che consentano di affrontare alcuni nodi urgenti, riformando le regole fondamentali della politica, per poi andare al voto. PD e M5S, ignorando la prima regola della democrazia - i numeri - rifiutano ogni dialogo e pretendono di imporre la loro linea minoritaria. 
Così mentre la miopia politica di alcuni condiziona i destini dell'intero sistema Italia in affanno tra tasse, burocrazia e crisi, il Presidente della Repubblica inventa soluzioni irrituali - i 10 saggi - che di fatto travalicano il dettato costituzionale e  rischiano di creare ulteriore confusione ed indecisione. Napolitano ripercorre la strada del commissariamento della democrazia, già attuata con il governo tecnico del Prof. Monti, spingendosi peraltro ben oltre e creando i presupposti di un governissimo del Presidente o meglio di un colpo di stato bianco da parte del Presidente stesso, che si autoinveste di funzioni esecutive non attribuitegli dalla Costituzione. Siamo ormai all'emergenza non solo istituzionale, ma anche socio-economica e l'irresponsabilità di PD e M5S rischiano di innescare scenari imprevedibili. 
In francia nella primavera del 1789 l'impasse istituzionale sfociò su impulso del deputato Joseph Ignace Guillotin nel giuramento della Pallacorda: era l'avvio della Rivoluzione francese.

domenica 24 marzo 2013

Berlusconi e la Valle ... degli stambecchi

La battuta di Berlusconi sul magistrato-politico Ingroia - destinato alla sede di Aosta - "ora farà le intercettazioni agli stambecchi" è purtroppo indice di quanto poco egli conosca la Valle d'Aosta, che probabilmente considera ancora bassa Savoia.

Egli non conosce la complessa realtà valdostana, peculiare non soltanto per la sua autonomia, ma anche per essere una delle regioni italiane a alto rischio di infiltrazioni mafiose e per avere il record di una classe politica tra le più corrotte. Cinque Presidenti di regione caduti sotto inchiesta della magistratura! Le condanne per reati contro la pubblica amministrazione in Valle d'Aosta non sono preclusive a ricoprire posti di responsabilità pubblica, anzi sono semmai titoli di merito che consentono longevità politica. In Vallée "il sistema" non usa il vil piombo, che fa rumore e sporca, ma il nobile "argent" che tutto tacita in ovattati silenzi e compiacenti sorrisi.

Ridurre la Valle d'Aosta agli stambecchi - peraltro rinomata e nobile capra - non è ironizzare su Ingroia, bensì denigrarne l'intera popolazione - o almeno la sua parte onesta - dimostrando né di conoscerla, né di volerla capire. Peccato che Berlusconi in vent'anni di attività politica non abbia mai messo piede in Valle d'Aosta se non da turista, poiché si sarebbe altrimenti accorto, tra le altre cose, che qui il suo PdL è stato da un pezzo tradito nei suoi valori e principi. Il PdL è stato venduto - a sua insaputa - da una classe dirigente spregiudicata e attenta solo ai propri interessi, in nome dei quali alle ultime elezioni politiche non ha neppure presentato il simbolo PdL - caso unico tra tutte le circoscrizioni - e ha appoggiato candidati autonomisti che ora in Parlamento sono da tutt'altra parte politica rispetta al centrodestra!

sabato 16 marzo 2013

IL CORAGGIO DELLA RESPONSABILITA' - In attesa della terza Repubblica

A 20 giorni dal voto la classe politica - anche e soprattutto quella più nuova - sta dimostrando ancora una volta tutta la sua inadeguatezza rispetto alle necessità e alle aspettative della nazione. L'impasse creato dal risultato elettorale, che non consente una maggioranza politica di area omogenea, di fatto imputa a tutti i parlamentari eletti di tutti gli schieramenti una pari responsabilità nell'individuare una via d'uscita che consenta di governare l'Italia.
Assemblea Costituente: 25-6-1946 prima seduta

La situazione attuale, se sicuramente non consente un programma di governo politico in senso di omogeneità programmatica-ideologica, in realtà offre una occasione unica e irripetibile di mettere finalmente mano alle riforme da tutti invocati, ma mai portate a reale compimento, avviando una nuova fase Ri-Costituente.

Le forze politiche devono individuare le indispensabili riforme politiche e costituzionali necessarie a far decollare effettivamente la terza Repubblica, che inizierà solo dopo la XVII legislatura che è ancora la coda velenosa della seconda Repubblica. Vanno affrontati i temi sui quali a parole tutti sono d'accordo, affinché con ampia maggioranza  - e dunque con eguale distribuzione di ogni riflesso elettorale! - si proceda alle necessarie revisioni  istituzionali e costituzionali. Una legislatura breve, dunque, con un programma corto ma di assoluto rilievo e rinnovamento; poi di nuovo al voto con una assetto istituzionale nuovo e adeguato ai tempi.

Questi i temi ineludibili dai quali non si può prescindere, se si vuole effettivamente far ripartire lo sviluppo dell'Italia: 
  1. Riforma elettorale, improntata ad un sistema che garantisca la governabilità e la rappresentatività delle minoranze; reintroduzione della preferenza limitata ad una sola; aumento dei collegi per ridurne la dimensione, al fine di facilitare la rappresentatività e contenere le spese;
  2. Abolizione di ogni meccanismo di finanziamento o di rimborso pubblico ai partiti;
  3. Dimezzamento del numero dei parlamentari, limite ai mandati;
  4. Superamento del bicameralismo perfetto, modifica del meccanismo di composizione del Senato; 
  5. Soppressione dell'istituzione della Provincia e delle Comunità Montane, formalmente più volte aboliti, ma in realtà tuttora in esercizio;
  6. Riduzione degli emolumenti agli eletti in tutti i livelli di rappresentanza;
  7. Revisione e completamento del modello federale e dei vari livelli di competenza;
  8. Riforma organica del sistema giudiziario;
  9. Individuazione di criteri per l'accorpamento obbligatorio dei micro-comuni;
  10. Individuazione di un tetto ai compensi dei manager delle banche, delle società pubbliche e  di quelle che usufruiscono di aiuti di stato a qualsiasi titolo.
Solo affrontando con slancio e responsabilità "costituente" questi temi si creeranno i presupposti della governabilità e dello sviluppo dell'Italia. Ad ora, purtroppo, non sembra che le forze politiche abbiamo capito la gravità della situazione socio-economica del sistema Italia e continuano irresponsabilmente le loro schermaglie da campagna elettorale. Anche i nuovi protagonisti della scena politica - M5S - sembrano non aver ancora compreso che dopo il momento della protesta è necessario imboccare quello della responsabilità!